recensioni

Song to Song

song-to-song-posterOggi,signori,parliamo di un film che ho per molti giorni considerato “strano”, ma con cui, dal primo minuto, mi sono identificata: Song to Song, per la regia di Terrence Malick.
La storia è un racconto d’amore, molto poco lineare come può esserlo la stessa esistenza umana, come può esserlo il comune flusso degli eventi di una giovane ragazza che volendo far carriera, come chitarrista, si lascia plagiare da un discografico dalla personalità tossica e velenosa, che uccide l’amore che hanno dentro gli altri per nutrirsene: non promette niente di umano, non rende nulla.
C’è poi il personaggio di Natalie Portman, Rhonda, tragica infame fine di una donna che non ha avuto scampo dal nulla che la circondava e dal nulla che le era stato lasciato dentro, insieme al personaggio di Ryan Gosling, a cui è stato affidato il ruolo positivo e molto schietto di un cantante alla ricerca anche lui della fama.
Forse la domanda, machiavellica tentazione con cui l’uomo deve sempre confrontarsi, è piuttosto semplice: a quante parti di te stesso devi e vuoi rinunciare per arrivare a ciò che è considerato socialmente “in alto”? Cosa vuoi davvero? Cosa rimane di te dopo che hai smesso di riconoscere la realtà? Sono queste le domande che permeano la storia d’amore di Fay, che scorre lungo tutta la pellicola con una fluidità e una delicatezza sorprendente fra l’amore,la dipendenza , il coraggio di ripartire, l’umiltà di capire di aver fallito e la necessità di essere, solamente, sè stessi qualsiasi cosa voglia significare.
Perchè si può fallire ed essere distrutti, ma non significa che si debba restare tali.
Le immagini e la fotografia sono di una qualità straordinaria, la storia è raccontata da un cast di veri e propri caratteristi, più che attori in senso classico e ciò rende ogni inquadratura, ogni frame, una piccola opera d’arte moderna che racconta dai gesti, dai colori, dal mormorio dell’acqua di uno scarico, il fluire della vita e dei sentimenti.
Sono rimasta colpita in modo particolare dallo stridere dei personaggi,entrambi realistici, di Fassbender e Gosling, uno che conclude di essere irrimediabilmente marcio, di aver accettato di essere in vendita, venduto e in grado perciò di vendere chiunque pur di avere una scarica di adrenalina e l’altro che quando si accorge di non aver più niente e nessuno da perdere, mantenendo fede a sè stesso e al suo amore, torna a casa affrontando con gentilezza la realtà da cui è voluto scappare, malattia del padre inclusa.
Il tempo che leggete sulle locandine non deve assolutamente spaventare perché é assolutamente ben speso e ben impiegato per quanto appaia immenso.
Voglio dare una menzione speciale a Rooney Mara, che dal primo ciack dipinge qualcosa che  merita solo una vagonata di Oscar: col suo aspetto intrigante, il suo viso assolutamente dolce, il giusto modo di gesticolare, anche di battere le palpebre e di non dire una parola eppure esprimere a trecentosessanta gradi emozioni differenti e una sensualità assolutamente disarmante per quanto pura e semplice.
Ho amato la storia di questo film e ho amato la profonda vena malinconica e romantica che il regista è riuscito a trasmettere senza inserire nessun tipo di giudizio, lasciandolo allo spettatore che viene trascinato nel gorgo della vita umana, dipinta esattamente come è.
E’ un film impegnativo proprio perchè apparentemente leggero e richiede una capacità immersiva molto sviluppata per essere dentro il racconto sin dal primo minuto. Io ho trovato questo racconto, in particolare il personaggio di Ryan e quello di Rooney Mara, in sintonia con un mio stato emotivo e la mia storia personale, per cui probabilmente questo mi ha aiutato a sviluppare un legame molto profondo con la pellicola.
Il voto finale è 9, ma non andate a vederlo se pensate che vivere sia facile, che essere brave persone sia facile, che essere gentili,immaginativi,forti, o fragili,o distrutti, sia facile, perchè vivere autenticamente non lo è.
E a volte si è autenticamente bene e si incontrano persone autenticamente male,che però sono zattere alla rassegnata deriva come noi.
Come si suol dire:” Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sei a conoscenza, per cui sii gentile”.
Sii tu, siate voi stessi e confrontatevi con questo, nel film, perchè questo film è un pezzo di ognuno di noi e io pur ritrovandomi in Fay, soprattutto nel finale e nella sua semplice voglia di imparare la vita, son curiosa di sentire voi in cosa vi riconoscete, cosa vi è piaciuto,cosa vi ha catturato e cosa vi ha impressionato positivamente o negativamente.
Alla prossima recensione <3, che sarà su Mune, il Guardiano della Luna, in collaborazione col blog “Why you should watch it”, online su blogspot.

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